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le origini della Festa del Grano

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Il paese di Foglianise è noto per la Festa del Grano (16 agosto), antica tradizione, di probabili origini pagane, legata attualmente al culto di San Rocco. Elemento caratterizzante della manifestazione è la sfilata dei "carri di grano", riproduzioni in miniatura di monumenti famosi, oppure opere scaturite dalla fantasia degli "artisti della paglia", realizzate mediante tecniche differenti di intreccio di steli di grano. Il primo documento certo sulla presenza della festa in onore di S. Rocco risale al 1730. Secondo la tradizione, il primo carro è stato il “palio”, una sorta di campanile, alto più di 25 metri, a più registri, realizzato dai vari casali che costituivano il paese. Gli storici, gli antropologi ed altri esperti delle scienze sociali, hanno investigato al fine di precisare l’origine della Festa del Grano. Le ipotesi formulate, volte a fugare gli interrogativi della comunità, sulla fase incipiente di questo evento catalizzante, sono varie.

Una prima prevede un periodo iniziale paganeggiante, incentrato sul mito della Dea "Fortuna Folianensis", consolidatosi storicamente al seguito di un reperimento lapideo, attualmente conservato nella chiesa di S. Pietro, in territorio di Vitulano. Tale teoria, tuttavia, associa la figura della dea Fortuna a quella di Cerere, dea delle messi, per la quale erano previsti riti con offerte di grano. Cerere è il nome romano della dea greca Demetra, forza della vegetazione, introdotta a Roma, con il culto di Dioniso, per far fronte ad una carestia nel 496 a.C.. Fortuna (o Tiche) è, invece, la dea del caso e del destino ed è anche considerata colei che porta la "fertilità" o la fortuna. A questa divinità non erano rivolti riti con offerte di grano o feste collocate nel mese di agosto.

Una seconda interpretazione lega la Festa del Grano alle “cerialia”, feste celebrate il 19 aprile in onore di Cerere. Una lapide, dedicata a L. Staio Maniliano, ricorda il culto professato alla dea Cerere, nel territorio di Benevento, durante una festività cereale. Tale rito sarebbe perdurato nei secoli e adottato dalla cultura cristiana, tanto che uno storiografo locale, vissuto nel XVII secolo, attesta che, al suo tempo, il popolo di Foglianise, il lunedì "in albis", invocava Dio per la futura fertilità delle messi. Risulta, però, difficile collegare le “cerialia” alla Festa del Grano; infatti, mentre la prima usanza è collocata in un periodo dell’anno antecedente alla mietitura e scaturisce dall’incertezza relativa alla prossima ricolta, dalla paura di eventuali carestie, la seconda si ha a raccolto già avvenuto e, pertanto, può essere vista come un ringraziamento per quanto ottenuto. Inoltre, per alcuni decenni, la festa del lunedì dell’Angelo e quella di San Rocco hanno convissuto. Fino al 1856, vi era l'usanza di implorare Dio il lunedì in Albis, per la futura fertilità del grano ed il 16 agosto si esprimeva gratitudine a S. Rocco per il raccolto, con offerte di frumento. Poi, nell’anno prima citato, il Comune, che gestiva la festa del lunedì in Albis, e la Chiesa, che festeggiava S. Rocco, firmarono un concordato ed unificarono le due feste in una, quella del 16 agosto, in onore del santo. Alcuni vedono in questo evento la nascita dell’attuale Festa del Grano. Tale unificazione portò, infatti, a rafforzare l'antica processione, in cui giovani fanciulle portavano, sul capo, in covoni, il grano fino alla chiesa di S. Rocco e a renderla più suggestiva, con la lavorazione della paglia. Allora tutte le contrade collaboravano per costruire il palio, che veniva portato per un lato dai componenti della confraternita del Corpo di Cristo e dall'altro dalla confraternita di S. Maria.

Una terza ipotesi collega la nascita della manifestazione ad uno degli episodi più tristi della storia italiana ed, in particolare, della dominazione spagnola, nel Seicento, fissando le origini al 1656, quando gli innumerevoli movimenti di soldatesche, anche in Italia meridionale, portarono alle popolazioni, dopo tutti gli altri mali, anche il flagello della peste. Di rimedio, allora, c'era solo l'implorazione ai Santi ed il Santo della peste era S. Rocco (eris in peste patronus). Dall'implorazione al consolidarsi di una devozione, il passo fu breve, anche perché oltre alla peste, non mancarono altre epidemie, carestie, morie di bestiame e la recente spagnola, il cui rimedio si riconduceva al santo taumaturgo. Attualmente, però, si pensa che, se da un lato è possibile che tali eventi nefasti abbiano potuto rafforzare la fede in S.Rocco e far sì che si ponessero le basi per la nascita della Festa del Grano, intesa come la manifestazione che oggi conosciamo, da un altro si suppone che bassa sia la probabilità che il rito dell’offerta di grano al santo sia nato come un'iniziativa ex novo.

Una quarta interpretazione, infatti, suppone che la festa di S. Rocco possa aver ereditato un'usanza già in atto. Va osservato che, in epoca sannita, Foglianise si trovava tra tre importanti città come Caudium, Telesia e Maleventum, di cui subì senza dubbi influssi di origine religioso, sociale, economico e culturale, anche se nel suo territorio non sono apparsi finora reperti che attestano tracce sicure di vita sannitica. L’assenza di specifiche fonti storiche ha limitato l’indagine ai dati forniti dalle iscrizioni e dai reperti rinvenuti nel territorio di Foglianise o in quello contiguo. L’epigrafe, prima citata, del III sec. d.C, consacrata alla dea Fortuna, ed un rilievo, con relativa iscrizione, del 236 d.C., dedicato al dio Silvano, ci attestano come il culto di divinità romane fosse presente, in tale epoca, nell’agro foglianesaro, considerando anche che nel 42 a.C, il suo territorio fu inglobato nella colonia "IULIA CONCORDIA AUGUSTA FELIX”. Si pensa, dunque, che la Festa del Grano, da rito pagano, si sarebbe trasformata, successivamente, come altre feste, in un culto cristiano. Tale ipotesi è supportata dal fatto che, già nel 1482, il popolo di Foglianise si recava, agli inizi di agosto, in una chiesa del paese, dove esistevano ancora i resti di un antico tempio, per ringraziare Dio dell'abbondanza del raccolto ed offrire dei donativi, per lo più grano. La maggior parte del frumento lo si dava allora, al Monastero di S. Maria della Grotta (S. Maria in Gruptis). Si suppone che tale usanza derivi dalle Feriae Augusti (istituite nel 18 a.C. da Ottaviano Augusto, primo Imperatore romano), cioè i festeggiamenti in onore di Augusto, da cui nasce l'attuale festa di ferragosto, con i quali si celebrava anche la fine del raccolto dei cereali nelle campagne. Si trattava di feste non limitate al solo giorno 15, come oggi, in cui si ricorda l'Assunzione della Vergine Maria, ma che si protraevano per l'intero mese e durante le quali venivano omaggiate varie divinità, con riti solenni. Del resto, i riti di Foglianise, come pure quelli di altri comuni dell’Italia centro-meridionale, che presentano feste in cui il grano è l’elemento centrale, richiamano, nella loro fenomenologia, le precristiane “Consualia” (21 agosto) e “Opiconsivia” (25 agosto). Durante le “Consualia”, dedicate al dio Consus, protettore del raccolto, la divinità riceveva l’offerta primiziale delle messi, in una festa contadina che comportava anche l’adornare, con ghirlande, gli animali (buoi, asini, cavalli) che erano essenziali al lavoro agricolo. Le “Opiconsivia”, invece, celebravano la dea Opis Consiva, dea romana protettrice dell'abbondanza e dell'agricoltura.

Oggi la Festa del Grano è legata alla figura di San Rocco. Come detto anche in precedenza, al Pellegrino di Montpellier, patrono della peste, i fedeli si rivolsero per debellare questo grave male, propagatosi nel Regno di Napoli nel 1656, colpendo le diverse comunità. Sconfitta la pestilenza, gli abitanti di Foglianise, inizialmente, donarono alla chiesa di S.Rocco delle grosse somme di danaro, come risulta dagli inventari della cappella degli anni 1687, 1697, 1711 e 1727. Il fatto che non sia menzionato altro, porta ad escludere che vi sia stata anche un offerta in grano. Inoltre, il 16 agosto, veniva celebrata solo una messa cantata con vespri, mentre mancano testimonianze di processioni in onore del Santo. Una vera festa in onore di S.Rocco sarebbe nata dopo la venuta, a Foglianise, della reliquia del Pellegrino di Dio, nel 1727. In un passo del “Libro del Cannaruto”, un manoscritto contenente i conti della festa dal 1730 al 1761, viene descritta l’emozione provata dagli abitanti del paese nell’accogliere la reliquia. Tale evento fu la scintilla che infiammò la devozione verso il Santo; naquero, infatti, racconti di miracoli, prodigi, guarigioni miracolose avvenute per intercessione di S.Rocco. Il fatto di aver ottenuto la reliquia, moltiplicò, quindi, lo zelo religioso dei fedeli di Foglianise ed, in occasione della festa, cominciarono ad essere offerte delle grandi quantità di grano; per la prima volta c’è, dunque, un’esplicita connessione tra San Rocco ed il grano. Inoltre, tra il 1734 e il 1736 la cappella dedicata al Pellegrino di Montpellier, eretta nella seconda metà del Cinquecento, fu completamente ricostruita. Dal “Libro del Cannaruto”, si legge anche che era d’uso che le fanciulle si recassero, in fila, alla chiesa invocando l’aiuto del santo; è probabile, quindi, che, anche il giorno di San Rocco, fossero le giovinette, disposte in fila, a portare il frumento in covoni al Santo, comportando la messa in atto di una processione del grano. Tale usanza è ripresa, oggi, dalle donne del “gruppo ceste”, che portano sul capo dei covoni, definiti, nel dialetto locale, “gregne”. In seguito, con l’aumento, testimoniato, delle offerte di grano, è possibile che venissero riempiti uno o più carri, che seguivano le ragazze durante il tragitto fino alla chiesa. Questo rito, che avveniva, come detto, il 16 agosto, univa la festa dell'abbondanza del 1482 al consolidarsi di una devozione profonda verso il santo dei miracoli, presente nella zona già dal Cinquecento. Con il trascorrere degli anni, questi semplici carri trainati dai buoi, riempiti di grano, cominciarono ad essere arricchiti, con ghirlande di spighe e fili di paglia intrecciati. Verso la fine dell’Ottocento, la manifestazione subì un’evoluzione e fecero la comparsa le prime riproduzioni di quadri e altari votivi, in cui l’arte dell’intreccio si fondeva con l’immagine di San Rocco. Agli inizi del Novecento, la processione si impreziosì di opere più raffinate, divenendo un museo itinerante. Gli artisti dell’intreccio si cimentarono nella realizzazione di note basiliche, di cattedrali, di elementi architettonici sempre più complessi, sfruttando tecniche di lavorazione molto più ricercate. La Sagra del Grano, che dal 1990 ha assunto la denominazione di Festa del Grano, si è evoluta per tutto il secolo, fino a raggiungere le caratteristiche attuali. Con l’avanzare degli anni, infatti, l’utilizzo della carta, per il rivestimento delle strutture, è andato man mano scomparendo e le opere sono diventate più complesse, dal punto di vista della lavorazione; esse sono state arricchite maggiormente da “trecce” e “laccetti”, raffinate e pregiate lavorazioni, che sembrano trame intessute, e da steli di grano tagliati, collocati con modalità particolari, in modo da creare effetti di contrasto tra luci ed ombre.

riproduzione del primo carro fatto per guarire i cittadini di Foglianise dall'epidemia di peste del 1656-57. In alto, una fotografia d'epoca della sfilata del 16 agosto, la statua di San Rocco ed una sua riproduzione in paglia


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